Io vado ora, come tutte le mattine, a fare la mia preghiera, con la matita in mano, davanti a un melograno coperto di fiori nei diversi gradi della loro fioritura e spio la loro trasformazione, facendo questo non con spirito scientifico, ma compenetrato di ammirazione per l’0pera divina. Non è questo un modo di pregare? In quel momento è Dio a condurre la mia mano nel disegno.
HENRI MATISSE
….Dobbiamo ritrovare anche noi la capacità di sostare davanti ai segni naturali; è necessario, infatti, riscoprire il gusto della contemplazione silenziosa, staccando dalla frenesia, dalle cose, dagli impegni, dall’esteriorità superficiale. Scriveva un autore fiorentino del Trecento, Paolo da Certaldo, nel Libro di buoni costumi: “Tieni la bocca chiusa e gli occhi aperti!”.
Gianfranco Ravasi
da “Le parole e i giorni- Nuovo breviario laico, Mondadori,2008
L’AUTORE, PER RALLEGRARSI LA MENTE,
RIPENSA ANTICHE LETIZIE
E PENE D’AMOR PERDUTE
IN UN PAESE CHE NON C’è PIù
Fui giovane e felice un’estate, nel cinquantuno. Nè prima né dopo: quell’estate. E forse fu la grazia del luogo dove abitavo, un paese di figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come staffette dei Cavalleggeri del Re…Che sventolare, a quel tempo di percalli da corredo e lenzuola di tela di lino per tutti i vicoli delle due Modiche, la Bassa e la Alta; e che angele ragazze si spenzolavano dai davanzali, tutte brune. Quella che amavo io ero la più bruna.
Dimmi e io dimentico; mostrami e io ricordo; coinvolgimi e io imparo.
Benjamin Franklin
Se insegni, insegna a dubitare di ciò che insegni
Josè Ortega Y Gasset
Ecco due frasi da meditare cercando di individuare il comune filo conduttore, ossia l’insegnare. E’, questa, una delle attività più alte e delicate che una persona compia nei confronti di un’altra. Ed è significativo ciò che osserva, nel primo aforisma, Benyamin Franklin, sì, l’inventore del parafulmine che fu anche scrittore e politico del Settecento americano. Egli distingue quasi tre gradi nell’insegnamento. Il primo è quello – ahimè molto “scolastico”- del dire le cose agli altri perchè le imparino, secondo il metodo dell’allevamento dei polli: li ingozzi perché assorbano cibo. E’ naturale che l’esito sia solo quello dell’evacuazione nell’oblio. Diverso è il secondo caso. La dimostrazione motivata, che nasce da un convincimento o da un’esperienza dello stesso maestro, incide e convince il discepolo che ricorderà il messaggio ricevuto.
Infine c’è la testimonianza: il docente non solo dimostra ma rivela che quella verità ha guidato le sue scelte, l’ha aiutato nel percorso della vita e allora le sue parole non saranno solo ricordate ma diventeranno un esempio da imitare, coinvolgendo l’alunno in pienezza. E’ ovvio che questa triade vale non solo per gli insegnanti ma per tutti gli educatori e ciascuno di noi lo è nei confronti quotidiani col prossimo. Un cenno merita annche la seconda frase che è del filosofo spagnolo José Ortega y Gasset(1833-1955). E’ un monito da assumere con una precisazione. Il dubbio è come una spezia o come il sale, è necessario perché la nostra ragione è limitata e quindi deve’essere bandita ogni arroganza intellettuale, ma se il sospetto diventa eccessivo, ci costringe a sputare il cibo inghiottito. Ci sono due estremi da evitare: non dubitare di niente e dubitare di tutto.
da Gianfranco Ravasi, Le parole e I giorni-Nuovo breviario laico, Mondadori 2008
«Per la sua opera lirica che esprime, con ardore classico, il sentimento contemporaneo della vita».
La motivazione (molto precisa e determinata) del premio Nobel accentuava bene quei caratteri di classicità e di innovazione in-sieme che caratterizzavano (anzi, caratterizzano) la poesia di Salvatore Quasimodo, al centro di una ricerca continua.
qui Rilettura: Salvatore Quasimodo a quarantanni dalla morte
ADDIO RISI, PADRE DELLA COMMEDIA ITALIANA, dall’ANSA
Un osservatore attento e disincantato dei fatti e dei comportamenti, un ingegno brillante ed eclettico che lascia “l’eredita’ preziosa di un percorso creativo di storie e sequenze che fanno ormai parte del patrimonio culturale e della memoria collettiva del nostro Paese”.
”Ho appreso con grande tristezza la notizia della scomparsa di vostro padre, Dino Risi, che ha segnato con la sua personalissima impronta un lungo periodo del cinema italiano del secondo dopoguerra. Osservatore attento e disincantato dei fatti e dei comportamenti, egli ha saputo dare forma originale alla rappresentazione delle inquietudini, delle speranze e delle contraddizioni di una nazione nuova alla democrazia a avviata ad una tumultuosa stagione di sviluppo economico e sociale. Ingegno brillante ed eclettico, profondo conoscitore della tecnica e del linguaggio cinematografico, Dino Risi lascia l’eredita’ preziosa di un percorso creativo di storie e sequenze che fanno ormai parte del patrimonio culturale e della memoria collettiva del nostro Paese. Con questi sentimenti, mi unisco all’unanime rimpianto per la scomparsa di vostro padre e rinnovo a tutti i famigliari l’espressione del mio profondo e sincero cordoglio”.
Cosi’ il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, definisce il regista Dino Risi, in un messaggio inviato ai figli Claudio e Marco.
Presentazione del libro “Lettere dalla prigionia” a cura di Miguel Gotor.Letture di Iacopo Reggioli.
Miguel Gotor riordina cronologicamente l’intero carteggio, con alcune lettere mai prima d’ora pubblicate, e ne offre un’edizione critica cui applica il rigore interpretativo della filologia storiografica.