Il melograno, la melagrana

25 Marzo 2009

La preghiera di Matisse

Io vado ora, come tutte le mattine, a fare la mia preghiera, con la matita in mano, davanti a un melograno coperto di fiori nei diversi gradi della loro fioritura e spio la loro trasformazione, facendo questo non con spirito scientifico, ma compenetrato di ammirazione per l’0pera divina. Non è questo un modo di pregare? In quel momento è Dio a condurre la mia mano nel disegno.

HENRI MATISSE

….Dobbiamo ritrovare anche noi la capacità di sostare davanti ai segni naturali; è necessario, infatti, riscoprire il gusto della contemplazione silenziosa, staccando dalla frenesia, dalle cose, dagli impegni, dall’esteriorità superficiale. Scriveva un autore fiorentino del Trecento, Paolo da Certaldo, nel Libro di buoni costumi: “Tieni la bocca chiusa e gli occhi aperti!”.

Gianfranco Ravasi 

da “Le parole e i giorni- Nuovo breviario laico, Mondadori,2008

L’AUTORE, PER RALLEGRARSI LA MENTE,

RIPENSA ANTICHE LETIZIE

E PENE D’AMOR PERDUTE

IN UN PAESE CHE NON C’è PIù

Fui giovane e felice un’estate, nel cinquantuno. Nè prima né dopo: quell’estate. E forse fu la grazia del luogo dove abitavo, un paese di figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come staffette dei Cavalleggeri del Re…Che sventolare, a quel tempo di percalli da corredo e lenzuola di tela di lino per tutti i vicoli delle due Modiche, la Bassa e la Alta; e che angele ragazze si spenzolavano dai davanzali, tutte brune. Quella che amavo io ero la più bruna.

Da Argo il Cieco, di Gesualdo Bufalino, cap. 1



.Scuola. Insegnare

10 Novembre 2008

Insegnare

Dimmi e io dimentico; mostrami e io ricordo; coinvolgimi e io imparo.

Benjamin Franklin

Se insegni, insegna a dubitare di ciò che insegni

Josè Ortega Y Gasset

 

Ecco due frasi da meditare cercando di individuare il comune filo conduttore, ossia l’insegnare. E’, questa, una delle attività più alte e delicate che una persona compia nei confronti di un’altra. Ed è significativo ciò che osserva, nel primo aforisma, Benyamin Franklin, sì, l’inventore del parafulmine che fu anche scrittore e politico del Settecento americano. Egli distingue quasi tre gradi nell’insegnamento. Il primo è quello – ahimè molto “scolastico”- del dire le cose agli altri perchè le imparino, secondo il metodo dell’allevamento dei polli: li ingozzi perché assorbano cibo. E’ naturale che l’esito sia solo quello dell’evacuazione nell’oblio. Diverso è il secondo caso. La dimostrazione motivata, che nasce da un convincimento o da un’esperienza dello stesso maestro, incide e convince il discepolo che ricorderà il messaggio ricevuto. 

Infine c’è la testimonianza: il docente non solo dimostra ma rivela che quella verità ha guidato le sue scelte, l’ha aiutato nel percorso della vita e allora le sue parole non saranno solo ricordate ma diventeranno un esempio da imitare, coinvolgendo l’alunno in pienezza. E’ ovvio che questa triade vale non solo per gli insegnanti ma per tutti gli educatori e ciascuno di noi lo è nei confronti quotidiani col prossimo. Un cenno merita annche la seconda frase che è del filosofo spagnolo José Ortega y Gasset(1833-1955). E’ un monito da assumere con una precisazione. Il dubbio è come una spezia o come il sale, è necessario perché la nostra ragione è limitata e quindi deve’essere bandita ogni arroganza intellettuale, ma se il sospetto diventa eccessivo, ci costringe a sputare il cibo inghiottito. Ci sono due estremi da evitare: non dubitare di niente e dubitare di tutto.

da Gianfranco Ravasi, Le parole e I giorni-Nuovo breviario laico, Mondadori 2008 

 

 

 

 


.Uomini e idee: Salvatore Quasimodo

14 Giugno 2008

40° della scomparsa di Salvatore Quasimodo

«Per la sua opera lirica che esprime, con ardore classico, il sentimento contemporaneo della vita».

La motivazione (molto precisa e determinata) del premio Nobel accentuava bene quei caratteri di classicità e di innovazione in-sieme che  caratterizzavano (anzi, caratterizzano) la poesia di Salvatore Quasimodo, al centro di una ricerca continua.

qui  Rilettura: Salvatore Quasimodo a quarantanni dalla morte

qui Ed è subito sera, 40 anni dopo

 



.Uomini e Idee: Robert Kennedy

4 Giugno 2008

40 anni fa, il 4 giugno del 1968, ad una festa per la vittoria delle primarie in California, Robert Kennedy venne colpito a morte in un attentato.

Robert Kennedy pronunciò questo discorso il 18 marzo del 1968, tre mesi prima di essere assassinato in un hotel di Los Angeles


Con Aldo Moro si conclude Maggio di libri

31 Maggio 2008

Presentazione del libro “Lettere dalla prigionia” a cura di Miguel Gotor.Letture di Iacopo Reggioli.

Miguel Gotor riordina cronologicamente l’intero carteggio, con alcune lettere mai prima d’ora pubblicate, e ne offre un’edizione critica cui applica il rigore interpretativo della filologia storiografica.

qui l’ultima giornata della rassegna

Tutti i post su Aldo Moro in questo blog

 

1978. Delitto Moro


Teatro Greco di Siracusa/XILV Ciclo di Rappresentazioni Classiche n.10

26 Maggio 2008

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Pier Paolo Pasolini, La poesia che dice tutto, da poesia.it

Il testamento di Pasolini

Le ceneri di Gramsci, amore irrisolto

 

Non è di maggio questa impura aria
che il buio giardino straniero
fa ancora più buio, o l’abbaglia
 
con cieche schiarite… questo cielo
di bave sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo
 
alle curve del Tevere, ai turchini
monti del Lazio… Spande una mortale
pace, disamorata come i nostri destini,
 
tra le vecchie muraglie l’autunnale
maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,
la fine del decennio in cui ci appare
 
tra le macerie finito il profondo
e ingenuo sforzo di rifare la vita;
il silenzio, fradicio e infecondo…
 
Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore,
 
quanto meno sventato e impuramente
sano
dei nostri padri – non padre, ma umile
fratello – già con la tua magra mano
 
delineavi l’ideale che illumina
 
(ma non per noi: tu morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell’umido
 
giardino) questo silenzio. Non puoi,
lo vedi?, che riposare in questo sito
estraneo, ancora confinato. Noia
 
patrizia ti è intorno. E, sbiadito,
solo ti giunge qualche colpo d’incudine
dalle officine di Testaccio, sopito
 
nel vespro: tra misere tettoie, nudi
mucchi di latta, ferrivecchi, dove
cantando vizioso un garzone già chiude
 
la sua giornata, mentre intorno spiove.
da Le ceneri di Gramsci

Le ceneri di Gramsci a Teatro 

ancora sulle ceneri

 

Pasolini davanti alla tomba di Gramsci

Le ceneri di Gramsci sul Blog “La Poesia e lo Spirito”