
Teatro Greco di Siracusa/XILV Ciclo di Rappresentazioni Classiche n.11
8 Giugno 2008LA PIRRERA. Officina per la Scuola Internazionale di Teatro CIRCUITO DEI TEATRI DI PIETRA.
CANTI E SUONI DALL’ORESTIADE
Spettacolo itinerante. Lunedì 9 giugno, ore 21.30
Il coordinamento Artistico è di Simonetta Cartia, che in questo spettacolo alla Pirrera valorizza e rielabora l’esperienza maturata attraverso i viaggi sentimentali nei quartieri di Modica realizzati con la Cooperativa Cartellone. Le musiche dal vivo sono eseguite dal Palermo Artensemble Sestetto.
Foto di Enrico Contino
Simonetta Cartia in “Canto della terra che gira” , prod. Cooperativa Cartellone – Modica, regia Giovanni Spadola, coreografie Serena Cartia, coordinamento Lillo Contino

Foto di Enrico Contino
Simonetta Cartia – Ilse, nei I Giganti della Montagna di Luigi Pirandello, prod. Cooperativa Cartellone, regia Giovanni Spadola, Coreografie Serena Cartia, Scene, Giusi Digrandi, Video Lillo Contino, Musiche Giovanni Fiderio

I Giganti della montagna a Cava D’Ispica, foto di Enrico Contino
La Cooperativa Cartellone, Pirandello e i Giganti della Montagna
.Uomini e idee: ROBERT RAUSCHENBERG
14 Maggio 2008
13 MAGGIO 2008 – Robert Rauschenberg, uno dei giganti dell’arte americana contemporanea, e’ morto a 82 anni. Texano di origine, nelle vene sangue Cherokee, Rauschenberg e’ morto nella sua casa di Captiva, isola della Florida dove risiedeva dagli anni Settanta.

Teatro Greco di Siracusa/XILV Ciclo di Rappresentazioni Classiche n.07
9 Maggio 2008Oggi il debutto di Coefore ed Eumenidi
Foto dell’Agamennone

il Messaggero, Maurizio Donadoni

Agammennone, Giulio Brogi

Clitennestra, Galatea Ranzi e Agamennone, Giulio Brogi
Cassandra, Ilaria Genatiempo

Un particolare della scenografia di Pietro Carriglio

Un momento dell’Agamennone; da sinistra: Simonetta Cartia, Gianfranco Condé, Franco Barbero, Stefano Santospago, Ilaria Genatiempo
9 Maggio 2008: Giornata per le vittime del terrorismo
9 Maggio 2008
Oggi 9 maggio 2008 si celebra la “Giornata della Memoria per le vittime del terrorismo”. Questo giorno di commemorazione è stato fortemente voluto dal Presidente Napolitano ed è utile per ricordare i frutti velenosi di una stagione politica oramai lontana. La data non è casuale, trentanni fa infatti il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro cadeva vittima della follia brigatista.
dal blog Candido che si ringrazia per la segnalazione e la pubblicazione del video
Trentesimo della morte di Aldo Moro

” Ora, improvvisamente, quando si profilava qualche esile speranza, giunge incomprensibilmente l’ordine di esecuzione. Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue. Prega per me, ricordami soavemente Carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio di amore a tutti.
Aldo
da Lettere dalla prigionia a cura di Miguel Gotor
Analizzando il crimine, la società analizza se stessa: di qui la partecipazione straordinaria con la quale operai e intellettuali, abitanti delle città e delle campagne, poveri e ricchi seguono, in Italia, le vicende di un grande “Caso”. Tutti cercano di decifrare, nei suoi risvolti, ciò che potrebbe appartenere al loro destino.
Hans Magnus Enzensberger, Politica e crimine
Teatro: Milano, Al Piccolo Teatro
Il 9 Maggio 1978, lo stesso giorno dell’uccisione di Aldo Moro, veniva ucciso Peppino Impastato.
Link:
Una vita contro la mafia
Il Film “I Cento Passi”
- [a notte fonda, sotto casa]
Peppino Impastato: Sei andato a scuola, sai contare?
Giovanni Impastato: Come contare?
Peppino Impastato: «Come contare», uno, due, tre, quattro. Sai contare?
Giovanni Impastato: Sì, so contare.
Peppino Impastato: E sai camminare?
Giovanni Impastato: So camminà.
Peppino Impastato: E contare e camminare, insieme, lo sai fare?
Giovanni Impastato: Sì, penso di sì…
Peppino Impastato: Allora forza. Conta e cammina. Dai. [prende il fratello per il braccio e comincia a camminare] Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto..
Giovanni Impastato: Dove stiamo andando?
Peppino Impastato: [alza la voce] Forza, conta e cammina! [...] ottantanove, novanta, novantuno, novantadue,
Giovanni Impastato: Peppino…
Peppino Impastato: Novantatré, novantaquattro, novantacinque, novantasei, novantasette, novantotto, novantanove e cento! Lo sai chi c’abita qua?
Giovanni Impastato: Ammuninne [sottovoce, intimorito]
Peppino Impastato: [inizia a urlare] Ah, u’zu Tanu c’abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te! «Salutiamo zu’ Tanu!» «I miei ossequi, Peppino. I miei ossequi, Giovanni». E invece sono loro i padroni di Cinisi! E mio padre, Luigi Impastato, gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico, è solo un mafioso, uno dei tanti!
Giovanni Impastato: È nostro padre.
Peppino Impastato: Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio dire che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!
Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci da sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nutto immescato cu niente. (Salvo Vitale) [Discorso fatto alla Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]
Peppino Impastato e Youtube
Peppino Impastato: Sei andato a scuola, sai contare?
Giovanni Impastato: Come contare?
Peppino Impastato: «Come contare», uno, due, tre, quattro. Sai contare?
Giovanni Impastato: Sì, so contare.
Peppino Impastato: E sai camminare?
Giovanni Impastato: So camminà.
Peppino Impastato: E contare e camminare, insieme, lo sai fare?
Giovanni Impastato: Sì, penso di sì…
Peppino Impastato: Allora forza. Conta e cammina. Dai. [prende il fratello per il braccio e comincia a camminare] Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto..
Giovanni Impastato: Dove stiamo andando?
Peppino Impastato: [alza la voce] Forza, conta e cammina! [...] ottantanove, novanta, novantuno, novantadue,
Giovanni Impastato: Peppino…
Peppino Impastato: Novantatré, novantaquattro, novantacinque, novantasei, novantasette, novantotto, novantanove e cento! Lo sai chi c’abita qua?
Giovanni Impastato: Ammuninne [sottovoce, intimorito]
Peppino Impastato: [inizia a urlare] Ah, u’zu Tanu c’abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te! «Salutiamo zu’ Tanu!» «I miei ossequi, Peppino. I miei ossequi, Giovanni». E invece sono loro i padroni di Cinisi! E mio padre, Luigi Impastato, gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico, è solo un mafioso, uno dei tanti!
Giovanni Impastato: È nostro padre.
Peppino Impastato: Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio dire che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!
Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci da sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nutto immescato cu niente. (Salvo Vitale) [Discorso fatto alla Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]
Peppino Impastato e Youtube
Aldo Moro/Peppino Impastato
un progetto da seguire
un progetto per costruire la memoria
Teatro
9 maggio 1978
L’idea, il Progetto, lo Spettacolo, il Libro
Teatro delle Colonne
Foto di Scena
Marta sui tubi
Alla fine di questo lungo post
un augurio:
“Che i giovani possano essere migliori di certi adulti”
Un mese di libri
3 Maggio 2008
Interessante e lodevole iniziativa del Comune di Sesto Fiorentino.
Un mese dedicato ai libri. Segnaliamo questo evento come esempio di buona politica culturale.
Lo facciamo anche per un chiaro motivo: Segnaliamo a chiusura del mese e del programma della manifestazione (31 maggio) la presenza di Miguel Gotor, con il libro “Lettere dalla prigionia”. “Sotto un dominio pieno e incontrollato”. Aldo Moro dal carcere delle Brigate Rosse - Presentazione del libro “Lettere dalla prigionia” a cura di Miguel Gotor. Letture di Iacopo Reggioli.
Quanti frequentano questo blog sapranno o avranno modo di sapere il peso e l’importanza che abbiamo dato al libro e alla ricorrenza del trentesimo anniversario della strage di Via Fani e della morte dell’Onorevole Aldo Moro. Il Primo post, l’inizio dell’attività di questo blog, lo testimonia.
Ampia documentazione del programma sul blog Sestosguardo
Il sito del Comune si Sesto Fiorentino con la pagina dedicata alla manifestazione dove è possibile scaricare programma e depliant dell’evento
Teatro Greco di Siracusa/XILV Ciclo di Rappresentazioni Classiche n.03
29 Aprile 2008ORESTIADE di Eschilo
Traduzione di Pier Paolo Pasolini
Regia, Scene e Costumi: Pietro Carriglio
IL CAST
Il Cast di AGAMENNONE
IL Cast di COEFORE
IL Cast di EUMENIDI
Pathei mathos. La conoscenza viene dalla sofferenza. Il monito di Eschilo, con il suo potere di trasformare la meschinità in bellezza, di restituire dignità a ogni umana fatica, a ogni ricerca sofferta, risuonerà ancora, dall’8 maggio al 22 giugno 2008, con la messinscena dell’Orestiade al Teatro Greco di Siracusa, per la terza volta nella storia dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico.
Presentazione dell’ INDA
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