L’italia è un paese adorabile che meriterebbe di essere meglio abitato
Guido Morselli
…Troppo scarso, ad esempio, è il senso dello Stato, della comunità, del rispetto altrui. Calpestiamo la nostra dignità spirituale sfregiando monumenti, abbandonando alla speculazione il paesaggio, tagliando fondi per la cultura, rinsecchendo la scuola, inaridendo le nostre gloriose radici religiose, lasciando impuniti troppi reati, abbassando la soglia del livello etico generale e così via. Sembra ormai solo retorica l’appello dell’ “epistola” latina Ad Italiam del Petrarca. “Salve, a Dio cara, terra santissimma, /terra sicura ai buoni, temibile ai superbi”. Qualche volta si è tentati di condividere il pessimismo inguaribile di alcune personalità che sono state spesso la coscienza critica (inascoltata) del nostro paese. Eppure è possibile risalire la china con un impegno che parta, certo, dal’alto della politica ma che soprattutto sia praticato da tutti, insegnato nella scuola (cos’è mai oggi l’antica “educazione civica”?), nella famiglia, nelle stesse comunità ecclesiali, attraverso verità, onestà, giustizia, rispetto delle regole comuni, adesione ai valori.
da Gianfranco Ravasi, Le parole e i giorni – Nuovo Breviario Laico, Mondadori
Lo spettacolo, scritto da Corrado Augias e Vladimiro Polchi, regia di Giorgio Ferrara, è costruito sulle lettere che Moro scrisse agli amici del partito, al Papa, ai familiari. Lettere in cui alterna momenti di speranza ad altri di disperazione, tra ricordi privati e raccomandazioni di incombenze quotidiane, tra accuse di errori ed omissioni e ringraziamenti agli amici.
Presentazione del libro “Lettere dalla prigionia” a cura di Miguel Gotor.Letture di Iacopo Reggioli.
Miguel Gotor riordina cronologicamente l’intero carteggio, con alcune lettere mai prima d’ora pubblicate, e ne offre un’edizione critica cui applica il rigore interpretativo della filologia storiografica.
Oggi 9 maggio 2008 si celebra la “Giornata della Memoria per le vittime del terrorismo”. Questo giorno di commemorazione è stato fortemente voluto dal Presidente Napolitano ed è utile per ricordare i frutti velenosi di una stagione politica oramai lontana. La data non è casuale, trentanni fa infatti il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro cadeva vittima della follia brigatista.
dal blog Candido che si ringrazia per la segnalazione e la pubblicazione del video
” Ora, improvvisamente, quando si profilava qualche esile speranza, giunge incomprensibilmente l’ordine di esecuzione. Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue. Prega per me, ricordami soavemente Carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio di amore a tutti.
Analizzando il crimine, la società analizza se stessa: di qui la partecipazione straordinaria con la quale operai e intellettuali, abitanti delle città e delle campagne, poveri e ricchi seguono, in Italia, le vicende di un grande “Caso”. Tutti cercano di decifrare, nei suoi risvolti, ciò che potrebbe appartenere al loro destino.
[a notte fonda, sotto casa] Peppino Impastato: Sei andato a scuola, sai contare? Giovanni Impastato: Come contare? Peppino Impastato: «Come contare», uno, due, tre, quattro. Sai contare? Giovanni Impastato: Sì, so contare. Peppino Impastato: E sai camminare? Giovanni Impastato: So camminà. Peppino Impastato: E contare e camminare, insieme, lo sai fare? Giovanni Impastato: Sì, penso di sì… Peppino Impastato: Allora forza. Conta e cammina. Dai. [prende il fratello per il braccio e comincia a camminare] Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto.. Giovanni Impastato: Dove stiamo andando? Peppino Impastato: [alza la voce] Forza, conta e cammina! [...] ottantanove, novanta, novantuno, novantadue, Giovanni Impastato: Peppino… Peppino Impastato: Novantatré, novantaquattro, novantacinque, novantasei, novantasette, novantotto, novantanove e cento! Lo sai chi c’abita qua? Giovanni Impastato: Ammuninne[sottovoce, intimorito] Peppino Impastato: [inizia a urlare]Ah, u’zu Tanu c’abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te! «Salutiamo zu’ Tanu!» «I miei ossequi, Peppino. I miei ossequi, Giovanni». E invece sono loro i padroni di Cinisi! E mio padre, Luigi Impastato, gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico, è solo un mafioso, uno dei tanti! Giovanni Impastato: È nostro padre. Peppino Impastato: Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio dire che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!
Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci da sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nutto immescato cu niente. (Salvo Vitale) [Discorso fatto alla Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]