.08. Punti, parole

21 Maggio 2008

Tento di rispondere a una lettera

 

Caro Signor Howe, 

la sua lettera è un fulmine a ciel sereno e mi mette in difficoltà.

Ella mi domanda come diventare regista. In teatro i registi si autonominano. Un regista disoccupato è una contraddizione in termini, come lo è un pittore disoccupato; a differenza di un attore disoccupato che è una vittima delle circostanze. Si diventa registi autodefinendosi tali, poi persuadendo gli altri che questo è vero. Così, in un certo senso, trovare lavoro è un problema che deve essere risolto con la stessa abilità e con le stesse risorse che servirebbero durante le prove. Non conosco altro sistema che quello di convincere altre persone a lavorare con te, di iniziare qualsiasi lavoro – anche non pagato – e di presentarlo al pubblico in una cantina, nel retro di un pub, in una corsia d’ospedale, in una prigione. L’energia che si produce lavorando è più importante di qualsiasi altra cosa. Faccia quindi in modo che niente le impedisca di essere attivo, anche nelle condizioni più precarie, piuttosto che perdere tempo nel cercare condizioni più favorevoli che potrebbero anche non presentarsi. In fin dei conti, lavoro chiama lavoro.

Con cordialità

             Peter Brook, Un punto in movimento, Ubulibri


Teatro Greco di Siracusa/XILV Ciclo di Rappresentazioni Classiche n.09

17 Maggio 2008

Cronaca di un anteprima: 

Un triangolo rettangolo, guarnito da quattro piani di finestroni che degradano  ad arco simili a quelli d’un Colosseo piatto, ha il cateto alto 15 metri lambito da un enorme disco dorato, la base misura una quarantina di metri e l’ipotenusa seghettata da almeno settanta scalini va a scemare lì accanto ad un’alta cilindrica torre biancastra, come le pietre della cavea del teatro, accessibile attraverso una scala a chiocciola che giunge sino in cima come una spirale del DNA. La scena in perfetto bilanciamento prospettico si completa con un’ampia e bianca agorà che si dispiega all’inizio con varie file di scaloni, per chiudere infine la skené dalle fogge rotondeggianti accanto ad una fossa di sabbia raffigurante la tomba di Agamennone. E’ la scena architettata da Pietro Carriglio che firma pure i costumi orientali e un’appassionata messinscena di questo kolossal di 25 secoli fa che è l’Orestiade di Eschilo e che utilizza la versione tradotta quarantotto anni fa da Pier Paolo Pasolini per Vittorio Gassman che curò pure la regia assieme a Luciano Lucignani e che vede sulla scena in tre ore e quaranta minuti di spettacolo (come è avvenuto all’anteprima, mentre le repliche saranno scandite in due serate) un centinaio di personaggi, tra cori di vecchi e giovani, soldati, figuranti e attori comprimari. 

leggi il seguito della recensione su sipario.it

Torna dopo quasi mezzo secolo al Teatro Greco di Siracusa l’Orestiade di Eschilo: la traduzione è di Pasolini, la regia, la scena e i costumi sono di Pietro Carriglio, con Giulio BrogiGalatea Ranzi ed Elisabetta Pozzi fra i protagonisti. La trilogia sarà presentata da giovedì 8 in due serate (Agamennone e Coefore-Eumenidi), dopo l’anteprima del 7 che la propone tutta insieme. Essendo gli spettacoli di quest’anno dedicati al tema della legalità, eminenti personalità giuridiche interverranno dopo ogni replica di Eumenidi a commentare il fatto che nel testo appare il primo tribunale della storia occidentale.


Teatro Greco di Siracusa/XILV Ciclo di Rappresentazioni Classiche n.08

10 Maggio 2008

Ieri debutto di Coefore ed Eumenidi

Una conversazione con Pietro Carriglio di Isabella Di Bartolo

IL CALENDARIO

Biglietteria

Foto Coefore

 

 

 

 

 

 

 

 

Elettra, Galatea Ranzi

 

 

 

 

 

 

 

 

La tomba di Agamennone


 

 

 

 

 

 

 

Oreste, Luca Lazzareschi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Balia, Simonetta Cartia

Foto Eumenidi

Oreste, Luca Lazzareschi

 

 

 

 

 

 

 

 

Le Erinni

 

 

 

 

 

 

 

 

Apollo, Maurizio Donadoni, Oreste, Luca Lazzareschi, 

Atena, Elisabetta Pozzi


 

 


Teatro Greco di Siracusa/XILV Ciclo di Rappresentazioni Classiche n.07

9 Maggio 2008

Oggi il debutto di Coefore ed Eumenidi

Foto dell’Agamennone

il Messaggero, Maurizio Donadoni 

 

Agammennone, Giulio Brogi

Clitennestra, Galatea Ranzi e Agamennone, Giulio Brogi 

 

Cassandra, Ilaria Genatiempo

Un particolare della scenografia di Pietro Carriglio          

Un momento dell’Agamennone; da sinistra: Simonetta Cartia, Gianfranco Condé, Franco Barbero, Stefano Santospago, Ilaria Genatiempo

 

 


Teatro Greco di Siracusa/XILV Ciclo di Rappresentazioni Classiche n.06

8 Maggio 2008

Ieri l’Anteprima

In circa tre ore e mezza, senza pausa,  l’intera trilogia di Eschilo nella traduzione di Pier Paolo Pasolini per la regia di Pietro Carriglio.

Oggi il debutto con Agamennone.

Il procuratore Grasso e il regista Carriglio pochi istanti prima dell’inizio dell’Anteprima

 

 

 


.06. Punti, Parole

3 Maggio 2008

Vi è un unico tempo

 

[...] Nello stesso modo, preparare un personaggio è proprio l’opposto di costruire: vuol dire demolire, togliere, mattone dopo mattone, dai muscoli dell’attore, dalle sue idee e dalle sue inibizioni, tutto ciò che interferisce tra lui e il suo ruolo finché, un giorno, come portato da un soffio di vento, il personaggio lo penetrerà attraverso ogni suo poro.

da un Punto in movimento di Peter Brook


Teatro Greco di Siracusa/XILV Ciclo di Rappresentazioni Classiche n.04

30 Aprile 2008

Pietro Carriglio, regista dell’Orestiade 2008 a Siracusa

Scrivere per la scena: lo si può fare in diversi modi. Come autore e come regista, ma anche come scenografo (o costumista). Oppure anche, più genericamente ma sempre con impegno, selezionando spettacoli, chiedendo testi, scegliendo autori e produzioni. E’ in libreria un volume che si intitola “Cielo e inferno – Un modello di scrittura scenica: il teatro di Pietro Carriglio”, autore Andrea Bisicchia, docente di Metodologia e critica dello spettacolo all’Università di Parma che ha pubblicato saggi su Rosso di San Secondo, Eduardo De Filippo, D’Annunzio, Testori, Dario Fo ( e ha curato per Mursia i cinque volumi di Tutto il Teatro di August Strindberg, per il quale ha vinto il Premio Diego Fabbri).
Il volume si apre con una introduzione di Mario Luzi, accoglie un excursus di Renato Tomasino e poi si addentra sul “modello di scrittura scenica” di Pietro Carriglio, attuale direttore del Teatro Biondo-Stabile di Palermo. Un percorso di realizzazioni in cui si evidenziano i concetti, le ispirazioni, le necessità espressive delle messinscena di Carriglio, soprattutto regista e scenografo. Il testo è accompagnato da immagini di messinscena di cui Carriglio ha firmato, appunto, regìa e scenografia, ma anche suoi bozzetti di costumi e locandine disegnati per alcuni suoi spettacoli.

da nonsoloteatro.it

la foto è tratta dall’archivio Siciliafoto

“Cielo e inferno. Un modello di scrittura scenica: il teatro di Pietro Carriglio” – per la collana Saggi – Flaccovio Editore – pagine 113, € 11.50

Una scheda