Un rimando ad una pagina dedicata a questa giornata su questo blog
Il Presidente Napolitano in occasione del Giorno della Memoria: “Guardare avanti senza mai dimenticare o rimuovere quel che è accaduto. Portare a compimento il giusto sforzo di ricomposizione storica nella rinnovata coesione umana, morale e civile della nazione”.
ADDIO RISI, PADRE DELLA COMMEDIA ITALIANA, dall’ANSA
Un osservatore attento e disincantato dei fatti e dei comportamenti, un ingegno brillante ed eclettico che lascia “l’eredita’ preziosa di un percorso creativo di storie e sequenze che fanno ormai parte del patrimonio culturale e della memoria collettiva del nostro Paese”.
”Ho appreso con grande tristezza la notizia della scomparsa di vostro padre, Dino Risi, che ha segnato con la sua personalissima impronta un lungo periodo del cinema italiano del secondo dopoguerra. Osservatore attento e disincantato dei fatti e dei comportamenti, egli ha saputo dare forma originale alla rappresentazione delle inquietudini, delle speranze e delle contraddizioni di una nazione nuova alla democrazia a avviata ad una tumultuosa stagione di sviluppo economico e sociale. Ingegno brillante ed eclettico, profondo conoscitore della tecnica e del linguaggio cinematografico, Dino Risi lascia l’eredita’ preziosa di un percorso creativo di storie e sequenze che fanno ormai parte del patrimonio culturale e della memoria collettiva del nostro Paese. Con questi sentimenti, mi unisco all’unanime rimpianto per la scomparsa di vostro padre e rinnovo a tutti i famigliari l’espressione del mio profondo e sincero cordoglio”.
Cosi’ il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, definisce il regista Dino Risi, in un messaggio inviato ai figli Claudio e Marco.
Presentazione del libro “Lettere dalla prigionia” a cura di Miguel Gotor.Letture di Iacopo Reggioli.
Miguel Gotor riordina cronologicamente l’intero carteggio, con alcune lettere mai prima d’ora pubblicate, e ne offre un’edizione critica cui applica il rigore interpretativo della filologia storiografica.
Un triangolo rettangolo, guarnito da quattro piani di finestroni che degradano ad arco simili a quelli d’un Colosseo piatto, ha il cateto alto 15 metri lambito da un enorme disco dorato, la base misura una quarantina di metri e l’ipotenusa seghettata da almeno settanta scalini va a scemare lì accanto ad un’alta cilindrica torre biancastra, come le pietre della cavea del teatro, accessibile attraverso una scala a chiocciola che giunge sino in cima come una spirale del DNA. La scena in perfetto bilanciamento prospettico si completa con un’ampia e bianca agorà che si dispiega all’inizio con varie file di scaloni, per chiudere infine la skené dalle fogge rotondeggianti accanto ad una fossa di sabbia raffigurante la tomba di Agamennone. E’ la scena architettata da Pietro Carriglio che firma pure i costumi orientali e un’appassionata messinscena di questo kolossal di 25 secoli fa che è l’Orestiade di Eschilo e che utilizza la versione tradotta quarantotto anni fa da Pier Paolo Pasolini per Vittorio Gassman che curò pure la regia assieme a Luciano Lucignani e che vede sulla scena in tre ore e quaranta minuti di spettacolo (come è avvenuto all’anteprima, mentre le repliche saranno scandite in due serate) un centinaio di personaggi, tra cori di vecchi e giovani, soldati, figuranti e attori comprimari.
Torna dopo quasi mezzo secolo al Teatro Greco di Siracusa l’Orestiade di Eschilo: la traduzione è di Pasolini, la regia, la scena e i costumi sono di Pietro Carriglio, con Giulio Brogi, Galatea Ranzi ed Elisabetta Pozzi fra i protagonisti. La trilogia sarà presentata da giovedì 8 in due serate (Agamennone e Coefore-Eumenidi), dopo l’anteprima del 7 che la propone tutta insieme. Essendo gli spettacoli di quest’anno dedicati al tema della legalità, eminenti personalità giuridiche interverranno dopo ogni replica di Eumenidi a commentare il fatto che nel testo appare il primo tribunale della storia occidentale.