Il coordinamento Artistico è di Simonetta Cartia, che in questo spettacolo alla Pirrera valorizza e rielabora l’esperienza maturata attraverso i viaggi sentimentali nei quartieri di Modica realizzati con la Cooperativa Cartellone. Le musiche dal vivo sono eseguite dal Palermo Artensemble Sestetto.
Simonetta Cartia in “Canto della terra che gira” , prod. Cooperativa Cartellone – Modica, regia Giovanni Spadola, coreografie Serena Cartia, coordinamento Lillo Contino
Simonetta Cartia – Ilse, nei I Giganti della Montagna di Luigi Pirandello, prod. Cooperativa Cartellone, regia Giovanni Spadola, Coreografie Serena Cartia, Scene, Giusi Digrandi, Video Lillo Contino, Musiche Giovanni Fiderio
I Giganti della montagna a Cava D’Ispica, foto di Enrico Contino
“ Il desiderio di esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l’amore. Per cui essere maestro, esser sacerdote, essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa.”
Oggi 18 maggio, si svolge, come è ormai tradizione, l’annuale marcia di Barbiana. L’evento vuole ricordare don Lorenzo Milani, che visse ed operò proprio in questa sperduta frazione del Comune di Vicchio, in provincia di Firenze. Lì il Priore aveva dato vita, negli anni sessanta, ad una scuola per i figli dei contadini che, malgrado la scarsità dei mezzi di cui disponeva, seppe essere un faro nel panorama pedagogico mondiale.
La marcia di Barbiana ogni anno si arricchisce di nuovi contributi e di nuove persone: evidentemente don Milani ha lanciato un messaggio universale, capace ancora oggi di far riflettere e di scuotere le coscienze.
La scuola di Barbiana è un’esperienza educativa avviata da Don Lorenzo Milani negli anni ’50. La scuola sconcertò e stimolò il dibattito pedagogico degli anni ‘60.
del Centro di Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana
La Fondazione Don Milani è stata costituita da un gruppo di allievi del Priore – provenienti sia dalla scuola popolare di Calenzano che da Barbiana -, da un gruppo di amici e sacerdoti vicini a don Lorenzo e dall’Università degli studi di Firenze.
La Fondazione Don Lorenzo Milani ha un duplice intento: da un lato custodire i luoghi di Barbiana (Scuola, Chiesa, Piscina e Cimitero) dall’altro diffondere il pensiero di don Milani.
Un triangolo rettangolo, guarnito da quattro piani di finestroni che degradano ad arco simili a quelli d’un Colosseo piatto, ha il cateto alto 15 metri lambito da un enorme disco dorato, la base misura una quarantina di metri e l’ipotenusa seghettata da almeno settanta scalini va a scemare lì accanto ad un’alta cilindrica torre biancastra, come le pietre della cavea del teatro, accessibile attraverso una scala a chiocciola che giunge sino in cima come una spirale del DNA. La scena in perfetto bilanciamento prospettico si completa con un’ampia e bianca agorà che si dispiega all’inizio con varie file di scaloni, per chiudere infine la skené dalle fogge rotondeggianti accanto ad una fossa di sabbia raffigurante la tomba di Agamennone. E’ la scena architettata da Pietro Carriglio che firma pure i costumi orientali e un’appassionata messinscena di questo kolossal di 25 secoli fa che è l’Orestiade di Eschilo e che utilizza la versione tradotta quarantotto anni fa da Pier Paolo Pasolini per Vittorio Gassman che curò pure la regia assieme a Luciano Lucignani e che vede sulla scena in tre ore e quaranta minuti di spettacolo (come è avvenuto all’anteprima, mentre le repliche saranno scandite in due serate) un centinaio di personaggi, tra cori di vecchi e giovani, soldati, figuranti e attori comprimari.
Torna dopo quasi mezzo secolo al Teatro Greco di Siracusa l’Orestiade di Eschilo: la traduzione è di Pasolini, la regia, la scena e i costumi sono di Pietro Carriglio, con Giulio Brogi, Galatea Ranzi ed Elisabetta Pozzi fra i protagonisti. La trilogia sarà presentata da giovedì 8 in due serate (Agamennone e Coefore-Eumenidi), dopo l’anteprima del 7 che la propone tutta insieme. Essendo gli spettacoli di quest’anno dedicati al tema della legalità, eminenti personalità giuridiche interverranno dopo ogni replica di Eumenidi a commentare il fatto che nel testo appare il primo tribunale della storia occidentale.
Pietro Carriglio, regista dell’Orestiade 2008 a Siracusa
Scrivere per la scena: lo si può fare in diversi modi. Come autore e come regista, ma anche come scenografo (o costumista). Oppure anche, più genericamente ma sempre con impegno, selezionando spettacoli, chiedendo testi, scegliendo autori e produzioni. E’ in libreria un volume che si intitola “Cielo e inferno – Un modello di scrittura scenica: il teatro di Pietro Carriglio”, autore Andrea Bisicchia, docente di Metodologia e critica dello spettacolo all’Università di Parma che ha pubblicato saggi su Rosso di San Secondo, Eduardo De Filippo, D’Annunzio, Testori, Dario Fo ( e ha curato per Mursia i cinque volumi di Tutto il Teatro di August Strindberg, per il quale ha vinto il Premio Diego Fabbri).
Il volume si apre con una introduzione di Mario Luzi, accoglie un excursus di Renato Tomasino e poi si addentra sul “modello di scrittura scenica” di Pietro Carriglio, attuale direttore del Teatro Biondo-Stabile di Palermo. Un percorso di realizzazioni in cui si evidenziano i concetti, le ispirazioni, le necessità espressive delle messinscena di Carriglio, soprattutto regista e scenografo. Il testo è accompagnato da immagini di messinscena di cui Carriglio ha firmato, appunto, regìa e scenografia, ma anche suoi bozzetti di costumi e locandine disegnati per alcuni suoi spettacoli.