Il melograno, la melagrana

25 Marzo 2009

La preghiera di Matisse

Io vado ora, come tutte le mattine, a fare la mia preghiera, con la matita in mano, davanti a un melograno coperto di fiori nei diversi gradi della loro fioritura e spio la loro trasformazione, facendo questo non con spirito scientifico, ma compenetrato di ammirazione per l’0pera divina. Non è questo un modo di pregare? In quel momento è Dio a condurre la mia mano nel disegno.

HENRI MATISSE

….Dobbiamo ritrovare anche noi la capacità di sostare davanti ai segni naturali; è necessario, infatti, riscoprire il gusto della contemplazione silenziosa, staccando dalla frenesia, dalle cose, dagli impegni, dall’esteriorità superficiale. Scriveva un autore fiorentino del Trecento, Paolo da Certaldo, nel Libro di buoni costumi: “Tieni la bocca chiusa e gli occhi aperti!”.

Gianfranco Ravasi 

da “Le parole e i giorni- Nuovo breviario laico, Mondadori,2008

L’AUTORE, PER RALLEGRARSI LA MENTE,

RIPENSA ANTICHE LETIZIE

E PENE D’AMOR PERDUTE

IN UN PAESE CHE NON C’è PIù

Fui giovane e felice un’estate, nel cinquantuno. Nè prima né dopo: quell’estate. E forse fu la grazia del luogo dove abitavo, un paese di figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come staffette dei Cavalleggeri del Re…Che sventolare, a quel tempo di percalli da corredo e lenzuola di tela di lino per tutti i vicoli delle due Modiche, la Bassa e la Alta; e che angele ragazze si spenzolavano dai davanzali, tutte brune. Quella che amavo io ero la più bruna.

Da Argo il Cieco, di Gesualdo Bufalino, cap. 1



La nostra fragile esistenza

17 Marzo 2009

Ci sono molti modi per descrivere la nostra fragile esistenza e molti modi per darle un significato. Ma è la nostra esperienza a darle uno scopo e a dare a questo scopo un contesto. Un tessuto personale fatto di immagini, paure, amori, rimpianti. Per una sottile ironia della vita siamo destinati a vedere anche il buio oltre alla luce, a convivere con il bene e con il male, con il successo e con la sconfitta. E’ questo che ci rende unici, e che in fin dei conti ci dà la forza di lottare per sopravvivere.

da Heroes, seconda serie


.09. Punti, Parole

8 Febbraio 2009

Vi è una relazione molto particolare tra ciò che è nelle parole e ciò che è tra le parole di un testo. Qualsiasi idiota può declamare parole scritte; rivelare, tuttavia, che cosa accade tra una parola e l’altra è così sottile che, nella maggior parte dei casi, è difficile distinguere con certeza cosa sia dell’attore e cosa dell’autore.

da Un punto in movimento


Buona memoria a tutti!

13 Novembre 2008

La memoria

 

E’ la memoria che rende l’uomo diverso da tutti gli altri animali. Noi siamo l’unica specie legata al proprio passato. I nostri ricordi ci danno voce, sono testimonianze storiche da cui altri possono imparare; possono servire a celebrare la nostra gloria o metterci in guardia dai nostri errori.


da “Heroes”, seconda serie



.Uomini e Idee: Robert Kennedy

4 Giugno 2008

40 anni fa, il 4 giugno del 1968, ad una festa per la vittoria delle primarie in California, Robert Kennedy venne colpito a morte in un attentato.

Robert Kennedy pronunciò questo discorso il 18 marzo del 1968, tre mesi prima di essere assassinato in un hotel di Los Angeles



Teatro Greco di Siracusa/XILV Ciclo di Rappresentazioni Classiche n.10

26 Maggio 2008

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Pier Paolo Pasolini, La poesia che dice tutto, da poesia.it

Il testamento di Pasolini

Le ceneri di Gramsci, amore irrisolto

 

Non è di maggio questa impura aria
che il buio giardino straniero
fa ancora più buio, o l’abbaglia
 
con cieche schiarite… questo cielo
di bave sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo
 
alle curve del Tevere, ai turchini
monti del Lazio… Spande una mortale
pace, disamorata come i nostri destini,
 
tra le vecchie muraglie l’autunnale
maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,
la fine del decennio in cui ci appare
 
tra le macerie finito il profondo
e ingenuo sforzo di rifare la vita;
il silenzio, fradicio e infecondo…
 
Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore,
 
quanto meno sventato e impuramente
sano
dei nostri padri – non padre, ma umile
fratello – già con la tua magra mano
 
delineavi l’ideale che illumina
 
(ma non per noi: tu morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell’umido
 
giardino) questo silenzio. Non puoi,
lo vedi?, che riposare in questo sito
estraneo, ancora confinato. Noia
 
patrizia ti è intorno. E, sbiadito,
solo ti giunge qualche colpo d’incudine
dalle officine di Testaccio, sopito
 
nel vespro: tra misere tettoie, nudi
mucchi di latta, ferrivecchi, dove
cantando vizioso un garzone già chiude
 
la sua giornata, mentre intorno spiove.
da Le ceneri di Gramsci

Le ceneri di Gramsci a Teatro 

ancora sulle ceneri

 

Pasolini davanti alla tomba di Gramsci

Le ceneri di Gramsci sul Blog “La Poesia e lo Spirito”