Presentazione del libro “Lettere dalla prigionia” a cura di Miguel Gotor.Letture di Iacopo Reggioli.
Miguel Gotor riordina cronologicamente l’intero carteggio, con alcune lettere mai prima d’ora pubblicate, e ne offre un’edizione critica cui applica il rigore interpretativo della filologia storiografica.
la sua lettera è un fulmine a ciel sereno e mi mette in difficoltà.
Ella mi domanda come diventare regista. In teatro i registi si autonominano. Un regista disoccupato è una contraddizione in termini, come lo è un pittore disoccupato; a differenza di un attore disoccupato che è una vittima delle circostanze. Si diventa registi autodefinendosi tali, poi persuadendo gli altri che questo è vero. Così, in un certo senso, trovare lavoro è un problema che deve essere risolto con la stessa abilità e con le stesse risorse che servirebbero durante le prove. Non conosco altro sistema che quello di convincere altre persone a lavorare con te, di iniziare qualsiasi lavoro – anche non pagato – e di presentarlo al pubblico in una cantina, nel retro di un pub, in una corsia d’ospedale, in una prigione. L’energia che si produce lavorando è più importante di qualsiasi altra cosa. Faccia quindi in modo che niente le impedisca di essere attivo, anche nelle condizioni più precarie, piuttosto che perdere tempo nel cercare condizioni più favorevoli che potrebbero anche non presentarsi. In fin dei conti, lavoro chiama lavoro.
Ricordo che più o meno in quel periodo feci un viaggio a Dublino dove sentii parlare di un filosofo irlandese che era molto di moda negli ambienti universitari. Non avevo letto il suo libro né lo avevo mai incontrato, ma ricordo una sua frase, citata da qualcuno in un bar, che mi aveva subito colpito: era la teoria del “punto di vista in movimento”. Non voleva dire un punto di vista mutevole, ma quell’esplorazione che si fa con un certo tipo di raggi X, in cui il continuo cambiamento di prospettiva dà l’effetto della densità. Ancora oggi ricordo l’impressione che quella frase suscitò in me.
Mimmo Cuticchio ( 1948 ) è il più importante erede della tradizione dei cuntastorie e dell’arte del teatro dei Pupi siciliani. Nel 1973 apre a Palermo il Teatro dei Pupi Santa Rosalia. Nel 1977 fonda l’Associazione figli d’Arte Cuticchio, che accorpa la compagnia omonima, nel cui cammino si inseriscono il Festival annuale “La Macchina dei Sogni”, giunto alla ventesima edizione, la prima Scuola per pupari e cuntisti, “Una tradizione in viaggio”, e spettacoli di grande fascino e successo come La spada di Celano, Visita guidata all’Opera dei pupi, L’urlo del mostro, La storia di Manon Lescaut e del Cavaliere des Grieux, Macbeth per pupi e cunto e Don Giovanni all’Opera dei pupi.
Oggi 9 maggio 2008 si celebra la “Giornata della Memoria per le vittime del terrorismo”. Questo giorno di commemorazione è stato fortemente voluto dal Presidente Napolitano ed è utile per ricordare i frutti velenosi di una stagione politica oramai lontana. La data non è casuale, trentanni fa infatti il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro cadeva vittima della follia brigatista.
dal blog Candido che si ringrazia per la segnalazione e la pubblicazione del video
” Ora, improvvisamente, quando si profilava qualche esile speranza, giunge incomprensibilmente l’ordine di esecuzione. Noretta dolcissima, sono nelle mani di Dio e tue. Prega per me, ricordami soavemente Carezza i piccoli dolcissimi, tutti. Che Iddio vi aiuti tutti. Un bacio di amore a tutti.
Analizzando il crimine, la società analizza se stessa: di qui la partecipazione straordinaria con la quale operai e intellettuali, abitanti delle città e delle campagne, poveri e ricchi seguono, in Italia, le vicende di un grande “Caso”. Tutti cercano di decifrare, nei suoi risvolti, ciò che potrebbe appartenere al loro destino.
[a notte fonda, sotto casa] Peppino Impastato: Sei andato a scuola, sai contare? Giovanni Impastato: Come contare? Peppino Impastato: «Come contare», uno, due, tre, quattro. Sai contare? Giovanni Impastato: Sì, so contare. Peppino Impastato: E sai camminare? Giovanni Impastato: So camminà. Peppino Impastato: E contare e camminare, insieme, lo sai fare? Giovanni Impastato: Sì, penso di sì… Peppino Impastato: Allora forza. Conta e cammina. Dai. [prende il fratello per il braccio e comincia a camminare] Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto.. Giovanni Impastato: Dove stiamo andando? Peppino Impastato: [alza la voce] Forza, conta e cammina! [...] ottantanove, novanta, novantuno, novantadue, Giovanni Impastato: Peppino… Peppino Impastato: Novantatré, novantaquattro, novantacinque, novantasei, novantasette, novantotto, novantanove e cento! Lo sai chi c’abita qua? Giovanni Impastato: Ammuninne[sottovoce, intimorito] Peppino Impastato: [inizia a urlare]Ah, u’zu Tanu c’abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te! «Salutiamo zu’ Tanu!» «I miei ossequi, Peppino. I miei ossequi, Giovanni». E invece sono loro i padroni di Cinisi! E mio padre, Luigi Impastato, gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico, è solo un mafioso, uno dei tanti! Giovanni Impastato: È nostro padre. Peppino Impastato: Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio dire che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!
Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci da sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nutto immescato cu niente. (Salvo Vitale) [Discorso fatto alla Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]
Interessante e lodevole iniziativa del Comune di Sesto Fiorentino.
Un mese dedicato ai libri. Segnaliamo questo evento come esempio di buona politica culturale.
Lo facciamo anche per un chiaro motivo: Segnaliamo a chiusura del mese e del programma della manifestazione (31 maggio) la presenza di Miguel Gotor, con il libro “Lettere dalla prigionia”. “Sotto un dominio pieno e incontrollato”. Aldo Moro dal carcere delle Brigate Rosse - Presentazione del libro “Lettere dalla prigionia” a cura di Miguel Gotor. Letture di Iacopo Reggioli.
Quanti frequentano questo blog sapranno o avranno modo di sapere il peso e l’importanza che abbiamo dato al libro e alla ricorrenza del trentesimo anniversario della strage di Via Fani e della morte dell’Onorevole Aldo Moro. Il Primo post, l’inizio dell’attività di questo blog, lo testimonia.
Ampia documentazione del programma sul blog Sestosguardo