28 Maggio 2008
Il 28 maggio 1974, durante una manifestazione antifascista a Brescia, scoppiò una bomba che provocò 8 morti e più di cento feriti. Dal 17 Maggio l’autrice dell’interessante blog “Scritture” ha postato fino alla data di oggi, giorno della ricorrenza, una interessante serie di monologhi teatrali scritti in occasione dei trent’anni dalla strage. QUI, puoi leggere il primo post della serie dal titolo La Professoressa. In quella strage morirono cinque insegnanti, tre delle quali donne.
Gli altri monologhi:
Panico
La piazza lavata
La voce
L’urlo
Nel ringraziare Lucia Marchitto autrice del blog Scritture, si coglie l’occasione di invitare tutti gli allievi del laboratorio teatrale e creativo “Tessuto inclusivo” a utilizzare questi monologhi come testi di esercitazione.
altre informazioni sul laboratorio qui

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21 Maggio 2008
Tento di rispondere a una lettera
Caro Signor Howe,
la sua lettera è un fulmine a ciel sereno e mi mette in difficoltà.
Ella mi domanda come diventare regista. In teatro i registi si autonominano. Un regista disoccupato è una contraddizione in termini, come lo è un pittore disoccupato; a differenza di un attore disoccupato che è una vittima delle circostanze. Si diventa registi autodefinendosi tali, poi persuadendo gli altri che questo è vero. Così, in un certo senso, trovare lavoro è un problema che deve essere risolto con la stessa abilità e con le stesse risorse che servirebbero durante le prove. Non conosco altro sistema che quello di convincere altre persone a lavorare con te, di iniziare qualsiasi lavoro – anche non pagato – e di presentarlo al pubblico in una cantina, nel retro di un pub, in una corsia d’ospedale, in una prigione. L’energia che si produce lavorando è più importante di qualsiasi altra cosa. Faccia quindi in modo che niente le impedisca di essere attivo, anche nelle condizioni più precarie, piuttosto che perdere tempo nel cercare condizioni più favorevoli che potrebbero anche non presentarsi. In fin dei conti, lavoro chiama lavoro.
Con cordialità
Peter Brook, Un punto in movimento, Ubulibri
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15 Maggio 2008
Malintesi
Ricordo che più o meno in quel periodo feci un viaggio a Dublino dove sentii parlare di un filosofo irlandese che era molto di moda negli ambienti universitari. Non avevo letto il suo libro né lo avevo mai incontrato, ma ricordo una sua frase, citata da qualcuno in un bar, che mi aveva subito colpito: era la teoria del “punto di vista in movimento”. Non voleva dire un punto di vista mutevole, ma quell’esplorazione che si fa con un certo tipo di raggi X, in cui il continuo cambiamento di prospettiva dà l’effetto della densità. Ancora oggi ricordo l’impressione che quella frase suscitò in me.
da Un punto in movimento di Peter Brook, ubulibri
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