Un triangolo rettangolo, guarnito da quattro piani di finestroni che degradano ad arco simili a quelli d’un Colosseo piatto, ha il cateto alto 15 metri lambito da un enorme disco dorato, la base misura una quarantina di metri e l’ipotenusa seghettata da almeno settanta scalini va a scemare lì accanto ad un’alta cilindrica torre biancastra, come le pietre della cavea del teatro, accessibile attraverso una scala a chiocciola che giunge sino in cima come una spirale del DNA. La scena in perfetto bilanciamento prospettico si completa con un’ampia e bianca agorà che si dispiega all’inizio con varie file di scaloni, per chiudere infine la skené dalle fogge rotondeggianti accanto ad una fossa di sabbia raffigurante la tomba di Agamennone. E’ la scena architettata da Pietro Carriglio che firma pure i costumi orientali e un’appassionata messinscena di questo kolossal di 25 secoli fa che è l’Orestiade di Eschilo e che utilizza la versione tradotta quarantotto anni fa da Pier Paolo Pasolini per Vittorio Gassman che curò pure la regia assieme a Luciano Lucignani e che vede sulla scena in tre ore e quaranta minuti di spettacolo (come è avvenuto all’anteprima, mentre le repliche saranno scandite in due serate) un centinaio di personaggi, tra cori di vecchi e giovani, soldati, figuranti e attori comprimari.
Torna dopo quasi mezzo secolo al Teatro Greco di Siracusa l’Orestiade di Eschilo: la traduzione è di Pasolini, la regia, la scena e i costumi sono di Pietro Carriglio, con Giulio Brogi, Galatea Ranzi ed Elisabetta Pozzi fra i protagonisti. La trilogia sarà presentata da giovedì 8 in due serate (Agamennone e Coefore-Eumenidi), dopo l’anteprima del 7 che la propone tutta insieme. Essendo gli spettacoli di quest’anno dedicati al tema della legalità, eminenti personalità giuridiche interverranno dopo ogni replica di Eumenidi a commentare il fatto che nel testo appare il primo tribunale della storia occidentale.
Ricordo che più o meno in quel periodo feci un viaggio a Dublino dove sentii parlare di un filosofo irlandese che era molto di moda negli ambienti universitari. Non avevo letto il suo libro né lo avevo mai incontrato, ma ricordo una sua frase, citata da qualcuno in un bar, che mi aveva subito colpito: era la teoria del “punto di vista in movimento”. Non voleva dire un punto di vista mutevole, ma quell’esplorazione che si fa con un certo tipo di raggi X, in cui il continuo cambiamento di prospettiva dà l’effetto della densità. Ancora oggi ricordo l’impressione che quella frase suscitò in me.
Fabbrica Europa, rassegna giunta alla XV edizione che proseguirà fino al 24 maggio. Obiettivo 2008: scoprire le relazioni con le culture extraeuropee, dal Mediterrano all’Africa. “Fabbrica Europa ‘08 indaga le arti sceniche attraverso un dialogo itinerante che, partendo da Firenze, tocca diverse città europee alla ricerca di alfabeti inediti e metodologie originali da condividere, per dar vita a un network di organizzazioni, artisti e ricercatori“.
13 MAGGIO 2008 - Robert Rauschenberg, uno dei giganti dell’arte americana contemporanea, e’ morto a 82 anni. Texano di origine, nelle vene sangue Cherokee, Rauschenberg e’ morto nella sua casa di Captiva, isola della Florida dove risiedeva dagli anni Settanta.
Mimmo Cuticchio ( 1948 ) è il più importante erede della tradizione dei cuntastorie e dell’arte del teatro dei Pupi siciliani. Nel 1973 apre a Palermo il Teatro dei Pupi Santa Rosalia. Nel 1977 fonda l’Associazione figli d’Arte Cuticchio, che accorpa la compagnia omonima, nel cui cammino si inseriscono il Festival annuale “La Macchina dei Sogni”, giunto alla ventesima edizione, la prima Scuola per pupari e cuntisti, “Una tradizione in viaggio”, e spettacoli di grande fascino e successo come La spada di Celano, Visita guidata all’Opera dei pupi, L’urlo del mostro, La storia di Manon Lescaut e del Cavaliere des Grieux, Macbeth per pupi e cunto e Don Giovanni all’Opera dei pupi.